Sandro Botticelli, Annunciazione 1489-1490 tempera su tavola; 150 x 156 Firenze, Galleria degli Uffizi
PIRATES: Here’s a first-rate opportunity to get married with impunity, and indulge in the felicity of unbounded domesticity. You shall quickly be parsonified, conjugally matrimonified, by a doctor of divinity who is located in this vicinity.
GIRLS: We have missed our opportunity of escaping with impunity; so farewell to the felicity of our maiden domesticity! We shall quickly be parsonified, conjugally matrimonified, by a doctor of divinity, who is located in this vicinity.
Gilbert&Sullivan, The Pirates of Penzance (or The Slave of Duty), 1880
Alberto Savinio, L'annunciazione, 1932 Coll.privata
“II suo picchiare riuscirebbe a qualche effetto,” continuò il Servo senza badare a lei, “se la porta fosse fra noi due. Per esempio se lei fosse dentro, potrebbe picchiare, ed io la farei uscire, capisce.” E continuava a guardare il cielo mentre parlava; e ciò pareva proprio scortese ad Alice. “Ma forse non può farne a meno,” disse fra sè; “ha gli occhi incastrati sul cranio! Potrebbe però rispondere a qualche domanda. – Come potrei fare per entrar dentro ?” disse Alice a voce alta.
“Io siederò qui,” osservò il Servo, “sino a domani”
Altra volta. Fiori d’oleandri rosa si sporgevano oltre le ringhiere, sospesi sulla strada. Che importa dei fiori, sebbene fossero d’oleandri rosa sospesi sulla strada. Nessuno di sotto a guardarli e anch’io. Anch’io non c’ero e non ci sarei stata, eppure continuavano a sporgersi sulla strada – ed erano fiori d’oleandro rosa sospesi sulla strada, oltre le ringhiere si sporgevano. Portatemi dei fiori avrei detto – ma non c’ero – , portatemi dei fiori e se anche fossero stati di pianta velenosa li avrei presi. Dicono che gli oleandri portino male alle figlie femmine in giardino; che Labano li tolse per Lea ch’era brutta, per Lea ch’era storpia, ma Lea non s’era sposata ancora. Puzza d’imbroglio anche questo, come i fiori profuma, di lui se non mi volesse – che farò io allora: partorire gatti io vorrei (non bambini), gatti ciechi, da annegare.
Dalla notte dei tempi per aver sconfitto i draghi; era giovane, allora. Ci ripensò – e adesso? Partì. Col senso addosso d’aver dimenticato qualcosa, lampi oppure tuoni, d’aver non detto non fatto, di pensieri, parole, opere, omissioni. Non gli appartenevano i mantra e ci scherzò sopra, come un battito d’ala in faccia o sulla schiena; eppure continuava a ripeterselo in testa. Era un autunno immaginario quello, primavera in realtà, si rintanò dietro il bavero della giacca comunque: come lei s’era schermita altri lo scherniranno – era questo che lui non le aveva detto. Gli veniva adesso in mente, ma per assonanza. Fischiettò stonando un motivetto in voga. Del resto poteva sempre lasciar le cose così come stavano: ormai è fatta, si disse.
[forse però è una lotta, di giacobbe contro l'angelo. ndl]
Lorenzo Lotto, Annunciazione, olio su tela, 1527 ca, 166x144 cm, Pinacoteca comunale, Recanati
Doveva essere qualcosa di diverso da questo. Non le ore passate a guardare l’ora passare, specialmente verso la fine; come immaginare le macchine passare, di sotto, e nel traffico distinguere il rumore dei tram nelle riviere, clarinetti e citofoni, pedoni attraversare all’ultimo d’un semaforo rosso. A casa il gatto batteva i denti a vista davanti il vetro della finestra e andava contro i piccioni, carognosi alati - come invece i cani ululano, la luna!- ,intravisti appena su un tetto di fronte, tra il budello della via stretta e il cielo di sopra – paradigma antico: cielo terra e stridor di denti.
Lorenzo Lotto, Annunciazione, dettaglio: il mio gatto Louis
Simone Martini, Pala dell'Annunciazione per il Duomo di Siena, 1333, Firenze, Uffizi
Una picca di disgusto ci fa apparire cattivi. Siamo cattivi come tutti i ricchi sono – cattivi! e strisciamo lungo i muri che sono queste pareti dorate.
In effetti un po’ di schifo a sbrigare una faccenda; rapito dal lavoro al paradiso, ora su questa terra: e non mi hai molto in grazia, non mi tieni in simpatia. Come i paggetti ai matrimoni t’han dato in mano i fiori – t’avrebbe agguantato un fotografo sulla via della navata, te li fossi scordati al banco!
Dice Maria: «Ecco la serva del signore», ed è come se dicesse: «Sono un quadro che attende di essere dipinto; il pittore vi dipinga ciò che vuole, faccia ciò che vuole il Signore dell’universo». [Origene, Omelie su Luca].
Dopo Il pittore e il pesce, l'artista Carlo Dalcielo ha avviato un nuovo progetto, annunciazione, il cui completamento è previsto per il 2010. Questo blog, curato da Bruno Lorini e giulio mozzi, informerà sul progresso del lavoro. La rassegna iconografica delle annunciazioni è curata da Lucia De Angeli.
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