[...] Prima che io potessi rispondere l’angelo volò via, e io sentii delle mani invisibili che mi trasportavano fuori, sospesa da terra, i piedi sfioravano immobili l’erba, finché per volere celeste mi ritrovai al centro della radura, nel luogo più scoperto e allora
una colonna di luce uscì sfolgorante dal cielo.
Piena di spavento,
fui investita da una pioggia d’oro immateriale e greve
e io, Maria, respiravo e non respiravo
e sollevai gli occhi alla volta del cielo,
e vidi che era senza moto,
e guardai nell’aria e la vidi invasa dallo stupore,
e gli uccelli nel cielo non si muovevano
e volsi gli occhi alla terra
e vidi pecore spinte al pascolo,
e le pecore rimanevano immobili
e il pastore levò la mano per percuoterle
e la sua mano si arrestò in aria
e volsi gli occhi alla corrente del fiume
e vidi i capretti e i loro musi sfioravano l’acqua,
ed essi non bevevano.
La pioggia d’oro cessò,
e d’improvviso tutte le cose furono risospinte nel loro corso.
Dunque, sarò regina. (Regina: come nei miei giochi).
Tutto l’onore dei cieli è nel mio ventre.
Ora, Giuseppe non dovrà più toccarmi: anche lui è mortale. [...]
Da Vangelo secondo Maria, di Barbara Alberti, ed. Castelvecchi 2007 (ed. or. Mondadori 1979), p. 126. L’autrice riassume così il romanzo: “Diario in prima persona della Madonna giovinetta, che oppone il suo piccolo disegno a quello immenso di Dio e interrompe la maternità, non facendo nascere Gesù – non per arroganza femminista, ma per affermare il libero arbitrio”.
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