Arcabas

3 Aprile 2009 di ludeangeli
Arcabas (Jean-Marie Pirot), L' Annonce faite à Marie

Arcabas (Jean-Marie Pirot), L' Annonce faite à Marie

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Lui arriva alle sue spalle

(due occhi per parte, non è una cosa normale).

Lei che sta leggendo volta la testa

- con la mano al collo: che succede, che succede.

Un dito, due dita, tre dita

24 Marzo 2009 di giuliomozzi

di giuliomozzi

L’angelo annunciante, essendo la pittura un’arte muta (ci sono annunciazioni con parole scritte: le quali, essendo scritte, sono per l’appunto mute), parla con i gesti. Osserviamo le mani. In molte annunciazioni l’angelo alza la mano destra davanti a Maria.
Possiamo dividere queste mani destre alzate in due grandi gruppi: le mani destre alzate con il palmo rivolto verso il basso o verso Maria, in un gesto che potremmo definire come benedicente su Maria; e le mani destre alzate per lo più – ma non sempre – con il dorso rivolto verso Maria, in un gesto che potremmo definire come indicante Dio. Notiamo, en passant, che il primo gesto sembra più frequente nelle Annunciazioni più antiche, il secondo nelle più recenti. Segno – forse – che l’angelo Gabriele è più concepito come “Gabriele”, ossia come persona in sé sufficiente, nelle opere più antiche; e più come “angelo”, cioè come – letteralmente – messaggero o emissario, emesso da Dio, nelle più recenti.

Mosaico di Santa Maria Maggiore, Roma. Mano benedicente Maria.

Mosaico di Santa Maria Maggiore, Roma. Mano benedicente Maria.

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Un’annunciazione mancata

14 Marzo 2009 di ludeangeli
Johannes Vermeer, Ragazza che legge una lettera davanti alla finestra aperta, 1657, Olio su tela, 83 x 64,5 cm, Gemäldegalerie, Dresda

Johannes Vermeer, Ragazza che legge una lettera davanti alla finestra aperta, 1657, Olio su tela, 83 x 64,5 cm, Gemäldegalerie, Dresda

Manca l’angelo, ma perchè no; c’è una lettera, la finestra è aperta e lei ha l’età giusta.

‘Cause we’re living in a material world

14 Marzo 2009 di ludeangeli
Chris Ofili, Annunciation, 2006, Bronzo

Chris Ofili, Annunciation, 2006, Bronzo

Chris Ofili in Wikipedia

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Flickr, l’annunciazione e lo stenditoio

25 Febbraio 2009 di giuliomozzi

di giuliomozzi

Abbiamo già visto (qui) quanto sia importante la luce – vero tramite tra il creatore e la creatura – nella scena dell’annunciazione. E abbiamo sottolineato come nell’immaginario contemporaneo – che stenta a figurarsi angeli con vestiti svolazzanti chiome boccolute e ali variopinte – la figura del messaggero sia risolta molto spesso per mezzo di pura luce (ad esempio nel Gesù di Nazareth di Zeffirelli, qui).

Basta fare un giretto in Flickr, usando la parola chiave annunciazione, e si scopre che più o meno qualunque immagine nella quale un raggio luminoso, o anche una luminosità diffusa, vada a toccare una persona in un luogo chiuso, può diventare un’annunciazione. Ma certe volte non serve nemmeno che ci sia una persona: basta un luogo chiuso (meglio se vagamente monastico) e un po’ di luce che penetra, come in questa immagine di Confused Vision:

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L’ala svirgola

24 Febbraio 2009 di giuliomozzi
Verona, San Zeno, portale. Annunciazione, "primo maestro". Foto di Renzo Dionigi

Verona, San Zeno, portale. Annunciazione, Primo maestro. Fotografia di Renzo Dionigi

L’Anunsiada
di Gio Ferri

L’ala svìrgola la disvela so facin
dolse soto l’arcuo ceeste del ca∫in
quanto canta la maiestà de gloria
e le tóre trìfore le se segna la storia.

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Dalla teologia narrativa alla narrativa teologica

24 Gennaio 2009 di giuliomozzi

due scritti di Ferruccio Parazzoli

Nel 1999 Ferruccio Parazzoli pubblicò per Mondadori una Vita di Gesù. Nel prologo, intitolato L’alba del mondo, ci viene presentato l’evangelista Luca nel momento stesso in cui comincia a scrivere l’episodio dell’annunciazione. Nell’articolo che riportiamo dopo questo estratto, apparso nel quotidiano Avvenire il 16 novembre 2008, Parazzoli svolge una riflessione sulla teologia narrativa e sulla narrativa teologica, giungendo a una interessante conclusione: la scrittura della Vita è stata per lui “un’esperienza di non ritorno”, e da allora ha promesso a sé stesso che “mai più l’immagine fisica di Gesù sarebbe rientrata nelle mie narrazioni”.

L’alba del mondo

“Ecco l’ancella del Signore: si faccia di me secondo la tua parola”.

Mentre scrive queste parole l’evangelista Luca è commosso. Mai si era sentito tanto solo in mezzo al tumulto della Roma imperiale. Paolo, l’apostolo del quale è stato discepolo e compagno dalla lontana Siria, è in carcere in attesa di rendere testimonianza con la propria vita al messaggio dell’uomo di nome Gesù, crocefisso molti anni prima a Gerusalemme. Gesù, il figlio di Maria, la fanciulla le cui parole Luca ha deciso di affidare alla memoria di coloro che verranno dopo di lui attraverso il tempo, a consolazione e vittoria di fronte agli orrori del mondo.
Luca sa di essere il solo ad averle raccolte dal ricordo di gente comune, rimasta ignota, che le ha conservate nella memoria con venerazione e amore perché la voce di quella bambina non andasse perduta, ma si alzasse ogni volta che il cuore smarrito, il coraggio vacillante degli uomini avesse sentito il bisogno di ascoltarle, limpide e ferme oltre lincessante frastuono dei secoli.

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Più a nord di noi – Trompe l’oeil

22 Gennaio 2009 di ludeangeli
Jan van Eyck, 1436, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza

Jan van Eyck, 1436, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza

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Più a nord di noi – Annunciazioni e Quattrocento fiammingo

18 Gennaio 2009 di ludeangeli
Jean Fouquet, Dittico di Melun - Madonna con Bambino e cherubini, 1450 ca., tavola 93x85cm, Musée Royal des Beaux-Arts di Anversa

Jean Fouquet, Dittico di Melun - Madonna con Bambino e cherubini, 1450 ca., tavola 93x85cm, Musée Royal des Beaux-Arts di Anversa

In linea di massima, il Tardo Gotico che si era diffuso in Europa a partire dal XIV secolo, finì per corrispondere allo stile artistico dominante per buona parte del XV secolo, giungendo in alcuni casi isolati ad inoltrarsi addirittura nel Cinquecento.

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Incarnazione. Dall’autobiografia di Gesù Cristo

18 Gennaio 2009 di giuliomozzi

Da La vita interna di Gesù Cristo. Autobiografia dettata alla serva di dio donna Maria Cecilia Baij.

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[...] Arrivato dunque il momento da me tanto bramato della mia incarnazione nell’utero puris- simo di Maria Vergine, prima che io mi unissi all’umana natura, e prima che si creasse l’anima mia santissima e perfettissima, io come eterno Verbo, e Figlio unigenito dell’Eterno mio Padre, come Dio a Lui eguale, mi protestai con il medesimo e mi offrii a patire e soffrire tutto ciò che Lui avesse ordinato e che fosse stato di suo compia- cimento: volendomi servire della mia divinità, non per assentarmi dal patire, ché essendo beato non ero soggetto a patimento o dolore alcuno, ma solo per conservare quella vita naturale ed umana che ero per pigliare, la quale non si sarebbe potuta mai conservare fra tante pene, se la divinità mia propria non fosse stata a quella unita.

Creata adunque che fu l’anima, che doveva animare il corpo passibile e mortale, unii subito a questa la mia divinità con un’unione perfettissima, in modo che quell’anima restò subito divinizzata, fu subito capace della divinità, conobbe la divinità con tutti i suoi attributi, conobbe la dignità sua; essendo unita perfettamente al Verbo, adorò la Trinità, ed ancor essa si soggettò agli ordini, che l’eterno Padre aveva decretato, con tutta la cognizione e pienezza dei lumi e capacità perfetta; si contentò di scendere dentro le viscere di Maria Vergine ed animare quel corpicciuolo, che di poco (allora) era stato formato per opera dello Spirito Santo nell’utero Verginale.

Scesa che fu l’anima mia unita al Verbo ad abitare in quelle angustie e ad animare quel corpo, provò subito, in quel primo istante, tutta quella pena e quella strettezza, che ad una persona di perfetto giudizio e di tutta cognizione si renderebbe una simile abitazione e strettezza. Stavo quindi, sposa carissima, racchiuso come stanno tutti gli altri fanciulli che stanno privi affatto dell’uso di ragione; io però, come Dio, avevo tutta la cognizione, e provava l’anima mia quelle angustie che sogliono far provare simili strettezze. [...]

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