Dalla vergine Danae alla vergine Maria

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Nel brano dal Vangelo di Maria di Barbara Alberti che abbiamo riportato qualche giorno fa (qui), Maria viene fecondata da una “pioggia d’oro”. Si tratta di un evidente riferimento al mito (ricordiamo che la parola “mito” significa, semplicemente, “storia”) di Danae.

Danae era figlia di Acrisio, re di Argo. Un oracolo disse ad Acrisio: “Tu sarai ucciso dal figlio di tua figlia”. Allora Acrisio, per sicurezza, chiuse Danae in una torre e le impedì ogni contatto col mondo. Ma Zeus – che vede tutto – aveva vista Danae e, avendola trovata bellissima, voleva assolutamente fare sesso con lei. Così penetrò nella torre, sotto forma di una pioggia di polvere d’oro. Qui vediamo la scena in un cratere, conservato al Louvre, del 420-425 a. C.:

Il soggetto ebbe una notevole fortuna dal Rinascimento all’Ottocento. Anche perché permetteva, con la scusa del mito classico, di raffigurare una bella donna nuda. Questa ad esempio è una Danae di Tiziano, conservata al Museo del Prado di Madrid:

E questa è invece una Danae di Carolus-Duran, pittore francese attivo nella seconda metà dell’Ottocento:

Il soggetto interessò anche Gustav Klimt:

Ma nel Medio Evo Danae era stata “interpretata come personificazione della Pudicitia o come prefigurazione della Vergine Maria e del suo concepimento miracoloso”, scrive Silvia Trisciuzzi in Iconos (qui). E porta ad esempio una xilografia inserita in un trattato quattrocentesco sulla verginità di Maria:

La xilografia”, scrive Trisciuzzi, “illustra la prima edizione del testo del monaco Franciscus de Retza, intitolato Defensorium Inviolatae Virginitatis Marie, pubblicato a Basilea nel 1490. L’immagine raffigura Danae all’interno di una torre, affacciata ad una finestra, con il volto rivolto verso il sole i cui raggi arrivano fino al viso della donna, alludendo così all’incontro miracoloso con Giove [Zeus].
Tale rappresentazione si inserisce all’interno di quel processo di cristianizzazione dei miti pagani, già espresso nell’Ovide moralisé (vedi), per il quale Danae è simbolo di Pudicitia e Castità ed è assimilata alla Vergine Maria. Ciò è ancora più evidente se si legge il commento del monaco su Danae: “Si Danae auri pluvia pregnans a Jove claret, cur Spiritu Sancto gravida Virgo non generarete?”. Dal punto di vista iconografico, inoltre, Danae presenta le braccia incrociate sul petto in una posa che richiama volutamente la Vergine Maria nelle scene di Annunciazione. Giove infine è presentato non secondo il suo tradizionale attributo relativo al suo amore con la figlia di Acrisio, la pioggia d’oro, bensì attraverso una variante meno frequente, un fascio di luce, che verrà ripresa, tra gli altri, da Rembrandt (vedi) (fonte).

E il fascio di luce noi lo abbiamo già incontrato, riflettendo sulla realizzazione dell’Annunciazione nel Gesù di Nazaret diretto da Franco Zeffirelli (qui).

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2 Risposte to “Dalla vergine Danae alla vergine Maria”

  1. adriana iacono Says:

    il tema è interessante ci sono molti miti, riti e personaggi del mondo pagano che hanno subito un processo di cristianizzazione. Una precisazione:il vaso rappresentato in fotografia non risale a novecento anni prima di Cristo, è un classico esempio di ceramica a figure rosse del 5 secolo a.C.

  2. giuliomozzi Says:

    E avviene anche l’inverso: Barbara Alberti usa un evento del mito greco per rappresentare il concepimento di Gesù.
    Per la data del vaso: nella scheda del Museo del Louvre ho confuso il numero di catalogo con la data… Ora correggo. Grazie.

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