L’ala svirgola

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Verona, San Zeno, portale. Annunciazione, "primo maestro". Foto di Renzo Dionigi

Verona, San Zeno, portale. Annunciazione, Primo maestro. Fotografia di Renzo Dionigi

L’Anunsiada
di Gio Ferri

L’ala svìrgola la disvela so facin
dolse soto l’arcuo ceeste del ca∫in
quanto canta la maiestà de gloria
e le tóre trìfore le se segna la storia.

Se scurva la me∫ura de gran concordansa
e se soleva el pié con grasia e deletansa
che mai òldia non fu sì beatissima dansa
e tanto d’ombra e luse l’atrio se balansa.

Tegnen le borchie dure el móvar del manto
e svóde se spasia che tempo no lasa
e le piase le canta l’eterno del santo
e dal dì de ancó più gnente ∫e sbasa.

Crepe antique se fonde in mareta de onde
sì forte la porta se sèra in la vertú
de quel nóvo dito ormai ∫a l’è vegnú,
el sentiremo in sorte or quando, quanto e d’onde.

Traduzione dell’autore. L’annunziata. L’ala svolazzante [dell’Angelo] disvela il suo visetto [di Maria] / dolce sotto l’arco celeste della piccola dimora / così canta la maestà della gloria / e le torri triforate [che circondano la città dell’evento] segnano la storia. // S’incurva [come per un abbraccio] lo spazio [fra l’Angelo e Maria] in grande armonia / e si solleva il piede [delle figure] con grazia e diletto / che mai fu udita così beatissima danza / e fra ombre e luci l’atrio si bilancia [si armonizza]. // Tengono le dure borchie [del pannello] il muover del manto / e ampi vuoti si spaziano, tanto che annullano il tempo / e le piazze cantano l’eternità del momento santo / e da questo giorno più nulla si abbasserà. // Le crepe antiche [della formella] si fondono e si scarrozzano come il mareggiare d’onde / così forte la porta si chiude [per proteggere] la virtù / di quel nuovo detto che ormai è già arrivato / il destino ce lo farà sentire or quando, quanto e da qualsiasi parte.

Immagine da qui. Testi da Gio Ferri, Inventa lengua, Marsilio 1999 (dalla prefazione: “Questo testo è il prodotto di un ibrido linguistico che volutamente sacrifica, a volte arditamente, una forse impossibile fedeltà etimologica tentando di in-ventare nuove forme, e perciò nuove suggestioni materico-verbali, nell’ambito – meglio, nel clima – di un dialetto-lingua (il veronese) ancora vivo, nelle sue aperture formali, e fortemente espressivo. E ricercando anche taluni caratteri originari nella nuova parlata volgare dei secoli XII e XIII: primo fra tutti la poesia di Giacomino da Verona (con i suoi alessandrini, qui più volte ripresi con funzionali erranze”).

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