I Preraffaelliti #2 – Edward Burne-Jones

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James Whistler, Notturno in nero e oro (Il razzo cadente), 1874

James Whistler, Notturno in nero e oro (Il razzo cadente), 1874

John Ruskin finì sul lastrico per aver pensato – ma soprattutto per averlo detto- che fosse molto poco carino da parte di James Whistler pretendere duecento ghinee per gettare un barattolo di vernice in faccia al pubblico. Il quadro in questione era Notturno in nero e oro di Whistler, appunto, e sebbene Ruskin potesse in quella circostanza anche aver ragione, finì che Whistler ci guadagnò un solo penny (che attaccò alla catena dell’orologio), ma tant’è che i rispettivi avvocati dovessero pur mangiare.

Sotto il profilo artistico si può dire che Edward Coley Burne Jones fosse una creatura di Ruskin, e Edward Coley Burne Jones per lealtà, senso del dovere e tutta una serie di idee concetti valori e sostantivi molto inglesi ruotanti intorno alla parola sodale – dedussi in terza media si trattasse per forza d’una faccenda fra omosessuali – al processo testimoniò in suo favore, nonostante fosse oramai evidente – era il 1878 – che il vecchio Ruskin avesse cominciato a straparlare piuttosto di sovente: del resto ce l’aveva pure con Michelangelo. Ruskin pensava che Michelangelo fosse responsabile di un’ altrimenti non ben precisata crisi dell’arte, e c’era stata una recrudescenza in questa sua opinione; certo un decadimento di un qualche tipo se si assume quel suo particolare punto di vista, e partendo cioè dal presupposto della massima esaltazione l’arte classica, declinata però al primitivo e al medievale, e non certo al valore plastico della pittura michelangiolesca. Era lo spirituale del medioevo contro la carnalità del rinascimento, esattamente quello che Michelangelo rappresentava in sé, addirittura al di là della rappresentazione : una carnalità nera, l’aveva definita.

Edward Burne-Jones, La ruota della Fortuna, 1883, Museo d'Orsay, Parigi

Edward Burne-Jones, La ruota della Fortuna, 1883, Museo d'Orsay, Parigi

Edward Coley Burne-Jones arriva alla pittura non vecchio ma nemmeno proprio giovanissimo, immettendosi in quel filone di primitivismo ispirato dalla pittura del primo Rossetti. Lo scopre Ruskin che di Rossetti era ormai stanco – troppo medievale, a quel punto – e lo incanala verso “un ideale di grazia e tranquillità classica”: se lo educa, se lo cura, lo spinge a visitare l’Italia. Saranno diverse le visite in Italia di Burne-Jones, unico tra i preraffaelliti come nemmeno Rossetti che vagheggiarono sempre– e forse in maniera deliberata – una cultura italiana filtrata in modo vario e mediata dalla proiezione di ciò che credevano essere, rappresentare, significare. Ma in Italia, Burne-Jones scopre Michelangelo. Se sul piano dell’amicizia certo questo lo porta a rompere con Ruskin e – da quel che ne sappiamo – sopravviveranno entrambi a lungo, sul piano della pittura il risultato appare molto più interessante. Dagli anni Settanta del secolo Burne-Jones coniuga essenzialmente tre cose: il primitivismo preraffaellita, che poi è quella tensione spirituale, la grazia dei Preraffaelliti, l’attenzione o più che altro la tendenza ad un certo decorativismo che incontra gli ideali estetici dell’epoca – quelli del movimento estetico, dell’Arts and Crafts: da sempre amico di William Morris che disegnava carte da parati – per sfociare nell’art Nouveau di fine secolo, e Michelangelo. I soggetti rimangono quelli Preraffaelliti: miti, saghe e leggende, episodi dalla Bibbia; ma le figure prendono corpo adesso, pepli e corpi di donna, in un’atmosfera di fiaba reale, uno scarto – forse arrivano le fate.

Edward Burne-Jones, Annunciation, 1879, Olio su tela, Lady Lever Art Gallery, Liverpool

Edward Burne-Jones, Annunciation, 1879, Olio su tela, Lady Lever Art Gallery, Liverpool

Qui arrivano le fate. Ma l’angelo appeso sulla destra, come facesse parte d’un muro, dell’albero di dietro, e non sai quanto quelle siano piume o foglie, delle ali. Drappi gotici, architettura da chiesa nelle vesti, sembrano colonne. Ma sul muro vero accanto all’arco Qualcuno scaccia Adamo e Eva piangenti dal Paradiso – che disdetta, dove mai troveremo da dormire stanotte. File di mattoni come raggi di sole – davvero mi piacerebbe quel corridoio trascinando una mano sulla parete di sinistra. Lei intanto guarda avanti soprappensiero con una brocca al pozzo, come chi ha dato retta a una versione precedente di una storia antica.

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